Strade Magazine

La rivista di STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

Insegnare la traduzione letteraria?

(di Roberta Scarabelli)

Un dibattito fra addetti ai lavori sulla formazione del traduttore letterario.

Sono state “giornate di studio e confronto” gli incontri organizzati a Roma in ottobre dal Dipartimento di studi europei, americani e interculturali dell’Università Sapienza e dal “gruppo di contatto” italiano con PETRA – Plateforme Européenne pour la traduction littéraire (qui la sintesi delle raccomandazioni PETRA in italiano), di cui facevano parte Vincenzo Barca (STRADE e CEATL), Elisa Comito (STRADE), Camilla Miglio (Sapienza e STRADE), Ilide Carmignani e Simona Cives (Casa delle Traduzioni). E l’impronta speculativa, non normativa, di questa due giorni romana dedicata all’insegnamento della traduzione letteraria è sottolineata anche dal bel punto di domanda del titolo. È possibile insegnare la traduzione letteraria? Da chi? In che ambiti? Con quali criteri e metodologie? Sono questi gli interrogativi che si sono posti i docenti, i traduttori e gli studenti che hanno condiviso le loro esperienze con il pubblico numeroso di professionisti del settore e studenti.

L’obiettivo di questa iniziativa è stato di continuare il dibattito sulla formazione del traduttore letterario – la cui centralità nel mondo editoriale moderno è stata messa in evidenza in un recente convegno organizzato da PETRA e da un gruppo di lavoro del CEATL  – analizzando, come affermano gli organizzatori, “la situazione attuale a livello universitario ed extrauniversitario, prendendo in esame il contesto nazionale ma con uno sguardo attento alle esperienze promosse negli altri paesi europei”. Il dibattito, perché non rimanga una discussione accademica riservata a pochi, viene “aperto ai contributi dei professionisti della traduzione, dei formatori, degli studenti, degli operatori nel campo dell’editoria e di quanti sono interessati al tema della formazione del traduttore letterario e allo statuto del traduttore”. Una formazione continua che richiede un confronto continuo.

L’incontro ha permesso che venissero presentate realtà consolidate pertinenti alla traduzione e alla formazione del traduttore, come PETRA (Bart Vonck), la Casa delle Traduzioni di Roma (Simona Cives), il CEATL (Vincenzo Barca), Biblit (Marina Rullo) e il sindacato STradE (Elisa Comito), ma anche che venisse esaminata la situazione attuale della formazione del traduttore letterario in Italia, con uno sguardo all’Europa.  Sono inoltre intervenuti la giornalista Maria Teresa Carbone (“Il Manifesto”), gli editori Carmine Donzelli (Donzelli editore) e Marco Cassini (Minimum Fax), la editor Martine Van Geertruijden, i docenti della Sapienza Barbara Ronchetti (lingua e letteratura russa), Camilla Miglio (letteratura tedesca) e Luigi Marinelli (lingua e letteratura polacca) e i traduttori Ilide Carmignani (ispanista, docente e curatrice di eventi sulla traduzione), Gina Maneri (traduttrice da spagnolo, inglese e tedesco, e docente al Master di traduzione dell’isit di Milano), Riccardo Duranti (traduttore dall’inglese e docente) ed Eva Kampmann (traduttrice dalle lingue scandinave e dall’inglese).

Si è individuato come necessario:

  • limitare la crescita non coordinata dei corsi universitari, spesso sganciati dalla realtà delle case editrici, con cui si auspica una maggiore collaborazione;
  • reclutare tra i docenti un maggior numero di traduttori professionisti, arrivando a valutare come titoli accademici le traduzioni pubblicate;
  • inserire nei programmi di studio temi fiscali e legali legati alla professione del traduttore;
  • elaborare griglie di valutazione oggettive e omogenee per le traduzioni letterarie (utili sia per i formatori sia per le case editrici);
  • potenziare il lavoro sulla lingua materna con atelier di scrittura;
  • insistere sulla formazione continua, rivolgendo l’attenzione anche ai professionisti già affermati, che dovrebbero vedere aumentate le possibilità di scambio e di crescita;
  • considerare la teoria solo come un buon punto di partenza o come uno spunto di riflessione successivo all’approccio pratico dell’insegnamento, che è e resta fondamentale.

Nel corso degli incontri hanno preso la parola anche diversi studenti, che hanno rivolto un appello per il mantenimento del progetto Erasmus, hanno constatato che gli studenti italiani sono i peggiori a livello linguistico e di conseguenza hanno richiesto l’intensificazione dell’insegnamento della lingua straniera, maggiori legami con il mondo esterno e la trattazione di aspetti pratici (contrattuali, legali e fiscali) del mestiere.

Martine Van Geertruijden, editor della casa editrice francese Éditions du Seuil, ha infine illustrato il panorama francese, molto più felice di quello italiano, sia per quanto riguarda le tariffe, le sovvenzioni e le modalità di pagamento sia in merito alla formazione universitaria, molto più improntata della nostra alla pratica e all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Qui e qui è possibile scaricare il protocollo degli incontri.

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Un commento su “Insegnare la traduzione letteraria?

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2013 da in Area di servizio, Numero 3.
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